TANCREDI E GHISMUNDA

In classe seconda abbiamo letto la novella del Boccaccio intitolata Tancredi e Ghismunda. Si tratta di una storia cupa e dolorosa, che racconta l’amore dall’esito tragico di due infelici amanti. Dopo aver letto il racconto e averlo diviso in paragrafi, alcuni allievi hanno provato a riscrivere alcune parti del testo secondo la loro visione personale e  sensibilità. Riportiamo di seguito un riassunto della novella e i test dei ragazzi.

 

 

Tancredi, principe di Salerno, è un uomo di grande umanità e indole generosa, padre di una giovane, Ghismunda, che ama immensamente, tanto che dapprima ne ritarda il matrimonio e poi, quando ella è rimasta vedova, ne prolunga lo stato di solitudine, pur di averla vicina a sé. 

 

La ragazza, affezionata al padre ma infelice per l’isolamento, comincia a nutrire il desiderio di innamorarsi, disposta anche ad avere un amante. In tale disposizione d’animo, subisce il fascino di un valletto del padre, Guiscardo, di bell’aspetto e animo nobile, benché povero e di umili origini. A sua volta il giovane ha notato la bellezza e nobiltà di lei e la ama segretamente.

 

Ghismunda a questo punto trova il modo di incontrare in modo discreto e privato il suo amato e lo avverte facendogli avere con l’astuzia un messaggio nascosto in una canna di bambù. La camera della giovane è collegata, mediante una scala segreta che tutti hanno dimenticato da tempo, ad una grotta scavata nel monte a ridosso del palazzo, in cui Guiscardo può calarsi con una corda per poi raggiungere le stanze dell’amata. I due giovani coronano così il loro amore e continuano a vedersi clandestinamente in diverse occasioni.

 

Un giorno però Tancredi, secondo un’abitudine consolidata, va a trovare Ghismunda nelle sue stanze e, non trovandola, si siede ad aspettarla dietro un baldacchino, dove si addormenta. Nel frattempo Ghismunda, che non sospetta della presenza del padre, riceve in segreto Guiscardo. Tancredi si sveglia quando ormai il loro legame è evidente. Il principe, pur consapevole di quello che sta succedendo e profondamente addolorato, decide di restare nascosto per evitare lo scandalo e avere il tempo di decidere a mente fredda quali provvedimenti prendere.

 

Il principe decide quindi di arrestare Guiscardo e rinchiuderlo in una stanza con delle guardie che lo sorvegliano giorno e notte; poi comunica a Ghismunda di aver scoperto la sua tresca con un uomo che, oltre a non essere suo marito, è soprattutto di condizione inferiore, il che costituisce un’onta inaccettabile per un uomo tanto nobile quanto Tancredi.

 

Ghismunda, pur temendo che Guiscardo sia già morto, mantiene un atteggiamento decoroso e controllato. In un lungo e accorato discorso, in cui dimostra la sua nobiltà d’animo e la sua eloquenza, confessa al padre il suo amore per il valletto, esaltandone la virtù e la grandezza interiore, che nulla hanno a che fare con la classe sociale inferiore cui appartiene. Ghismunda per altro insiste sul fatto che tutti gli uomini nascono uguali e che spesso la sorte ne cambia all’improvviso la condizione. Infine, ella lascia intendere al padre che ha intenzione di porre fine alla propria vita, qualora l’amante muoia.

 

Tancredi, accecato dalla sua folle gelosia e incapace di credere alla minaccia della ragazza, comprende comunque di non potersi vendicare sulla figlia e decide di concentrare la propria crudeltà sul giovane. Ordina perciò alle sue guardie di strangolare Guiscardo e portargliene il cuore. Egli poi lo fa consegnare in una coppa d’oro alla figlia, accompagnato da una frase che chiarisce l’intento vendicativo del gesto.

 

Tancredi, accecato dalla gelosia, ordinò alle guardie: -Strangolatelo e portatemi il suo cuore su una coppa d’oro-. Le guardie obbedirono, entrarono nella cella e afferrarono Guirscardo, che tentò di divincolarsi… ma non ci riuscì ed esalò l’ultimo respiro. Le guardie, avendo accertato che era morto, gli bucarono il petto e gli tirarono fuori il cuore: gocciolava di sangue ed era ancora caldo. Le guardie nascosero il corpo e Tancredi, dopo aver messo il cuore nella coppa d’oro, scrisse su un foglietto: -il tuo ragazzo, che tanto amavi, è qui di fronte a te. Volevi il suo cuore?… beh, eccolo qui!- Dopo averlo consegnato alla figlia, lei, piena di rabbia e dolore, strappò il foglietto e si lasciò cadere sul letto con accanto la coppa d’oro contente il cuore dell’amato. In quel momento tutto il mondo le crollò addosso e si sentì pervadere da una profonda disperazione. (Thomas Bregolato)

 

Ma Ghismunda, che temendo il peggio aveva già distillato delle radici velenose, dopo aver a lungo elogiato il suo amato e pianto la sua morte, versa la fiala di veleno sul cuore dell’amato e da lì la beve. Sul letto, accostando il cuore dell’amante al suo, aspetta la morte.

 

Ghismunda si sedette sul bordo del letto stringendo tra le sue mani il calice con il cuore. Era pallida, tremava, stava male e il fiato faticava ad uscirle dal corpo. In un impeto di rabbia strappò tutti i dipinti che aveva al muro e li lanciò a terra. Stringeva le mani al punto da conficcarsi le unghie nei palmi. Non si riconosceva più e allora se la prendeva con se stessa, sbatteva le mani contro il cuscino, si dava schiaffi in faccia al punto da lasciarsi i lividi, si graffiava la faccia con le unghie fino a farsi uscire il sangue. Quando riuscì a calmarsi ripensò ai momenti belli passati quando era con Guiscardo: si amavano alla follia e a lei non interessava niente se Guiscardo era povero ed era servitore di suo padre. Ripensava a quando quel giorno si erano dipinti mentre si baciavano e avevano realizzato un quadro per poi metterlo sul muro. Le sere in cui erano andati di nascosto a cena nelle locande. Quando entravano nel passaggio segreto che portava in camera e si amavano appassionatamente. Ghismunda non poteva più fare queste cose con Guiscardo. Aveva tutti questi pensieri in testa, avrebbe avuto tante cose da dire a Guiscardo ma non poteva dire niente perché egli era morto. Allora prese una decisione drammatica: per rivederlo in paradiso, decise di togliersi la vita. Versò del veleno nella coppa e lo bevve fino all’ultimo sorso e si accasciò per terra vicino a Guiscardo, cuore a cuore. (Alessandro Albanese)

 

Le ancelle di Ghismunda corrono quindi a informare dell’accaduto Tancredi, il quale corre al capezzale della figlia: ma è ormai troppo tardi. Ghismunda, come suo ultimo desiderio, chiede al padre di seppellirla al fianco di Guiscardo; poi spira.

 

Tancredi, pentitosi troppo tardi della propria crudeltà, fa seppellire i due amanti nella stessa tomba.

 

Oh mio dio cosa ho combinato. Non sono stato capace di fermarmi. Credevo di poterle dare una vita lunga e felice, pensavo di tenerla lontana dai pericoli del mondo tenendola lontana dagli uomini e dall’amore, invece il pericolo più grande ero io.

Mi vengono in mente le cose che facevamo quando aveva a malapena un anno e mezzo. La portavo in un posto che conoscevamo solo noi due. In quel posto c’era una tranquillità assoluta: cascate, ruscelli, uccellini, e anatre, il rumore delle foglie mosse dal vento… e poi mia figlia, la mia dolce figlia. E le raccontavo le storie del castello, dei miei  predecessori, re e regine.

E adesso eccomi qua, davanti al corpo senza vita di mia figlia. Ho deciso, come sua richiesta, di seppellirla insieme al suo amato. Finalmente potranno stare assieme nell’aldilà. La ceneri di Ghismunda si confonderanno con quello di Guiscardo e nessuno potrà distinguere i due corpi.

Loro due assieme per tutta la vita. (Francesco Gechele)

 

Dopo che Ghismunda morì, suo padre piangendo chiuse la sua camera e andò a letto. Il giorno dopo ritornò alla sua camera stanco poiché non aveva dormito.  Disse ai suoi servi di portare il cadavere di sua figlia alla fornace dove venne bruciata. Poi la fece mettere dentro un sarcofago d’oro e diamanti. Il giorno dopo pensò a quello che disse sua figlia prima di morire. Passarono i giorni ma lui pensava sempre a quella frase che sognava ogni notte “quando sarò morta seppelliscimi al fianco del mio amato”. Poi capì quello che aveva fatto e iniziando a piangere chiamò subito i servi, ai quali disse di andare ad aprire la tomba di Guiscardo per prelevarne le ceneri e seppellirle assieme a quelle di Ghismunda. Sempre lo stesso giorno, il pomeriggio, ci fu il funerale; erano presenti solo Tancredi e sua moglie. Restò li a pregare fino al tramonto. Il giorno dopo la moglie, quando si svegliò, trovò suo marito morto, rimasta sola decise di suicidarsi. (Nicola Lincetto e Miruna Cretu)

 

 

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