Racconto horror: Segnali di pericolo

 

 

Era il 2004. In una vecchia casa nella campagna padovana, viveva un contadino malato e problematico di nome Elvis.

Non era sempre stato un contadino. Un tempo faceva l’illustratore e viveva in città, ma da quando la moglie lo aveva lasciato aveva cambiato vita ed era andato a vivere da solo; nessuno lo conosceva in questo posto, né gli aveva mai parlato.

La sua casa era circondata da un bosco molto fitto e si trovava vicino ad un antico pozzo. Non certo il luogo più sereno dove vivere, soprattutto nelle fredde notti di luna piena, quando i rami degli alberi proiettano le loro ombre sinistre dalla finestra.

Una sera il contadino stava dormendo nella sua camera, quando fu destato di soprassalto da alcuni rumori insoliti che provenivano dal bosco.

Quando Elvis uscì, si trovò di fronte ad una cosa molto strana: dal fitto degli alberi balzò fuori un cartello stradale. Era un segnale di pericolo, un triangolo con il contorno rosso. Non vi era alcun disegno sul fondo bianco. Saltellava sulla sua asta di metallo come fosse posseduto da una forza soprannaturale ed era ricoperto di macchie di sangue e di pezzi di ciò che ad Elvis parve del fegato di animale.

L’uomo, che da piccolo aveva sentito varie storie di paura che sarebbero accadute vicino all’antico pozzo, si paralizzò dalla paura e scoppiò in un urlo disperato.

Tuttavia un momento dopo la visione terrificante era svanita, Elvis si tranquillizzò, si disse di essersi immaginato tutto e rientrò in casa.

La mattina seguente però si destò di soprassalto, con un senso di angoscia che lo prendeva alla gola. Andò in cucina e si preparò una bella tazza di caffè caldo e mangiò una brioche con la marmellata. Finalmente, alla luce del giorno, la visione della sera precedente cominciava a sembrargli sempre più un sogno lontano.

Aveva appena ritrovato la tranquillità di sempre, quando udì una strana musica proveniente da fuori: sembrava un pezzo hip-hop, molto ritmato. Dalla finestra della cucina vide che si trattava di una ragazzina che passeggiava sulla strada, ascoltando a tutto volume la musica dal suo stereo. Sul momento non diede peso alla cosa, ma dopo qualche istante udì un urlo e poi una serie di colpi sordi, come se qualcuno stesse dando delle bastonate ad un sacco. Si affacciò nuovamente alla finestra e vide il cartello triangolare della notte precedente: stava spaccando la testa alla povera ragazzina, prendendola a randellate e a sventolate in faccia…a ritmo di musica!

Quando si accorse di essere osservato, il segnale stradale si voltò di scatto in direzione di Elvis, che per la paura si accovacciò con le spalle contro il muro. Quando questo si rialzò per sbirciare fuori dalla finestra non vide più nulla. Il cartello era sparito, così come il corpo della ragazza.

Elvis cominciò a domandarsi se veramente stesse diventando pazzo. Ma per tutto il resto del giorno non accadde più nulla, né nei giorni seguenti.

Fu circa quindici giorni dopo, mentre stava guardando la partita alla tv, che accadde l’impensabile. Ad un tratto le immagini nel televisore cominciarono a ballare e a confondersi e al posto dei giocatori cominciarono ad intravvedersi forme triangolari e rotonde, bianche e rosse. Erano segnali stradali! Ed erano macchiati di sangue.

Elvis fece un balzo in piedi, spense la tv e si mise le mani tra i capelli. Cominciò ad andare su e giù per la stanza, pregando che quella sorta di allucinazione lo lasciasse in pace.

Ma all’improvviso la vecchia radio che teneva in camera sua si accese e cominciò a ronzare molto forte. L’uomo corse in camera e si avvicinò cautamente alla radio. Dall’apparecchio proveniva un rumore confuso, che poco alla volta lasciò il posto ad una voce metallica, rallentata e profonda. «Ascoltami attentamente. Io so che tu, Elvis, un tempo eri un bravo illustratore. Io ti ordino di disegnarmi una faccia. Ti aspetto giù in paese. Fai presto o te ne pentirai.» Poi la radio tornò a ronzare e infine si spense.

Benché fosse scioccato da ciò che aveva sentito, decise che avrebbe ubbidito a quella voce. Se tutto ciò che voleva quel cartello stradale era una faccia, lui gliel’avrebbe disegnata… e poi sarebbe stato lasciato in pace per sempre. Prese il suo vecchio set da disegno e partì.

Quando arrivò in paese, le strade erano deserte. Sembrava che non ci fosse più nessuno. Nessuno vivo per lo meno.

Avvicinandosi alla piazza cominciò ad udire alcuni rumori, si avvicinò e vide alcuni segnali stradali che giocavano con qualcosa che sembrava un pallone insanguinato, altri che saltellavano indossando abiti umani, molti che entravano ed uscivano nel piccolo bar del paese.

Provò ad entrare, terrorizzato dalla paura. C’erano segnali di stop, di divieto d’accesso, segnali di pericolo caduta massi, di pericolo attraversamento rane… Ce n’erano davvero di ogni genere. Ed erano vivi.

Ed eccolo lì, il cartello a forma di triangolo bianco con il contorno rosso, l’unico senza segni.

Elvis si avvicinò lentamente. Il cartello si abbassò su di lui, a pochi centimetri dal suo viso, e gli disse: «Avanti! Disegnami la faccia.»

Elvis prese i suoi strumenti e cominciò a disegnare: due occhi, un naso, una bocca…

Quando ormai il lavoro poteva dirsi compiuto, qualcosa colpì Elvis sulla testa e svenne.

Si risvegliò a casa sua, nel suo letto. Per un attimo pensò di essersi sognato ogni cosa, ma poi si accorse di essere legato mani e piedi con del filo spinato. Avrebbe voluto urlare, ma aveva del nastro adesivo che gli tappava la bocca. La rete del letto era collegata ad una grossa batteria per auto.

L’ultima cosa che vide il povero Elvis fu il volto che aveva disegnato sul segnale stradale che lo fissava con un’espressione sorridente. Poi il cartello schiacciò un pulsante ed Elvis venne attraversato da una scossa elettrica potentissima. Si agitò per alcuni istanti, poi chiuse gli occhi per sempre.

 

Alcune settimane più tardi, a causa del ritardo nel pagamento di alcune bollette, una pattuglia della polizia si insospettì e si recò a casa del vecchio contadino per vedere se fosse tutto a posto.

Quando entrarono in casa sua, chiamarono il suo nome, ma non rispose nessuno. Salirono nella camera da letto e trovarono il letto sottosopra, le lenzuola macchiate di sangue e una forte puzza di bruciato. In terra c’era del filo spinato, collegato ad una batteria per auto. Sul muro della camera qualcuno aveva dipinto un triangolo con il sangue.

I poliziotti cercarono di capire cosa fosse successo in quel posto, ma non riuscirono a trovare la soluzione di quel mistero. Così comunicarono via radio alla centrale ciò che avevano trovato e risalirono in auto.

Accesero il motore e si misero sulla strada. Fu in quel momento che uno dei due poliziotti notò qualcosa di strano: attraverso lo specchietto retrovisore vide, dietro di loro, uno strano cartello stradale triangolare. Qualcuno vi aveva disegnato sopra una faccia. Per un attimo al poliziotto parve che quella faccia gli avesse sorriso e un brivido sinistro gli corse giù per la schiena.

 

(racconto scritto da Alex Mazzarella, Classe 2°)

 

 

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