L’incubo della casa nobile

 

Sotto Natale ci si aspetterebbero dei racconti pieni di gioia e di amore… e invece noi vi proponiamo un bell’horror. Un racconto di Marco Basso e Marco Cerqueto. Buona lettura!

 

L’incubo della casa nobile

 

Tanto tempo fa, camminavo per strada con i miei amici: Marco e Nicola. All’improvviso notammo in lontananza, sulla cima di una collina, una casa abbandonata che non avevamo mai notato prima. Ci avvicinammo carichi di curiosità, ma con un’immotivata ansia che ci attanagliava lo stomaco.

 

Era una vecchia casa che ormai cadeva a pezzi, aveva una fontana senza acqua, piena di ragnatele e di pesci morti e nel giardino un cimitero pieno di tombe. Le finestre della casa erano rotte, con buchi e vetri pieni di strisci, ma si capiva che un tempo doveva essere stata la dmora di una famiglia nobile.

 

Decidemmo allora di esplorarla, ma appena fummo davanti al grande cancello in ferro battuto e decorazioni d’oro, esso improvvisamente emise un suono metallico e cominciò ad aprirsi piano piano da solo: la cosa ci lasciò senza fiato ed allibiti, avevamo paura, volevamo andarcene… ma eravamo ancor di più attratti dal mistero: volevamo scoprire cosa c’era dentro la casa! Decidemmo allora di farci coraggio e di entrare.

 

Appena arrivati davanti la porta sentimmo il grido di una donna spaventata a morte provenire dall’interno! Con la sua voce acuta riuscì a spaventarci e a renderci, però, ancora più curiosi di scoprire cosa ci fosse dentro la casa:  tutti insieme appoggiammo le nostre mani sulla maniglia della porta, la girammo e aprimmo piano. Subito notammo un’entrata immensa con un corridoio che sembrava infinito. Tutta la casa era piena di ragni e di ragnatele. Il salone d’ingresso aveva un tappeto rosso elegante e sull’ampia parete centrale campeggiava un grande dipinto raffigurante una famiglia nobile, probabilmente gli antichi proprietari della casa. Guardando bene, lontano dalla scena principale, si intravvedeva un’altro personaggio, poteva essere un’ombra nera affacciata ad una finestra dipinta sullo sfondo, ma poteva trattarsi semplicemente di una macchia del dipinto, che era rovinato a causa dell’ umidità. Più in basso vi era un secondo quadro, con delle scritte indecifrabili. Di fianco a noi notammo  un attaccapanni d’oro ancora ricoperto di vestiti e cappotti. Che strano: perché qualcuno avrebbe dovuto abbandonarli lì?

 

La casa era strutturata come una T rovescia. Ci dirigemmo verso la cucina, che con grande sorpresa e disgusto scoprimmo ricoperta di macchie di sangue:  dal soffitto pendevano le carcasse di alcuni maiali, aperti e sventrati, con la testa mezza tagliata che lasciava intravvedere il cranio. Sopra il banco da lavoro notammo un coltello da cucina insanguinato e splendente allo stesso tempo… sembrava proprio che il coltello non fosse lì da tanto.

 

Sentimmo una risata diabolica come se  qualcuno stesse venendo a prenderci. Per la paura ci mettemmo subito a correre verso l’uscita. Sembrava che ce l’avessimo fatta, ma la porta si chiuse prima che potessimo uscire. Allora cercammo una via di uscita alternativa: l’unica soluzione possibile era esplorare il corridoio nella speranza di trovare una porta sul retro della casa.

 

Corremmo verso la porta in fondo al corridoio, ma la porta sembrava sempre più lontana e sempre più piccola.. come se invece di avvicinarci ci allontanassimo. Continuammo a correre, per un tempo lunghissimo, forse minuti, forse ore, finché non sentimmo più le gambe e neanche le braccia, ma solo il desiderio di uscire. Ma ad un certo punto spuntò un uomo in nero, proprio quello che avevamo visto nel dipinto della famiglia: aveva il coltello insanguinato e splendente che avevamo scorto in cucina. Non chiedetemi come sia possibile, ma sulla lama del coltello potevamo leggere distintamente delle scritte: “diventerete anche voi parte della mia famiglia”.

 

All’improvviso l’uomo in nero corse verso di noi, lanciando una sorta di grido al contrario, e mentre si avvicinava  il suono del suo urlo diventò sempre più assordante fino a farci sanguinare le orecchie e a farci esplodere gli occhi.  Fece un balzo e in un attimo fu sopra di noi e si mangiò la nostra testa!

 

DRIIIN….!!

 

Sentimmo come un suono di una campanella e alla fine vedemmo tutto bianco e chiudemmo gli occhi. Appena riaperti gli occhi scoprimmo che era stato semplicemente frutto della nostra immaginazione e che il rumore della campanella era la suoneria del cellulare di Nicola:  che sollievo! Eravamo ancora dentro alla vecchia villa, così ci affrettammo ad uscire e a riprendere il cammino verso casa.

 

Mentre voltavamo le spalle al cancello della casa, tuttavia, ci sembrò di udire la risata dell’uomo nero riecheggiare nell’aria… segno che magari non era stata tutta immaginazione, ma forse qualcosa di vero c’era.   

 

(Testo Marco Basso e Marco Cerqueto – Illustrazione Marco Cerqueto)

 

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