Arlecchino e Arlecchina

Una bella mattina di febbraio Arlecchino decise di andare a fare una passeggiata al parco. Cammina cammina, attraversò un ponte sopra ad un laghetto, si fermò un attimo e si sporse per guardare in basso.

L’acqua era increspata da tante piccole onde e il suo riflesso non era chiaro, ma c’era qualcosa che non andava. Con sua grande meraviglia, Arlecchino vide che la sua immagine riflessa nell’acqua era diventata doppia. Non riusciva proprio a capire come questa cosa fosse possibile e, turbato, continuava ad osservare e a lanciare sassi per vedere se l’immagine spariva. Ad un tratto sentì una voce e si spaventò molto, pensando che l’immagine nel lago gli avesse parlato.

Dopo lo sconcerto iniziale, si accorse però che la voce non proveniva dal lago, ma era molto più vicina. Alzò lo sguardo e vide che accanto a lui c’era una persona che gli assomigliava moltissimo: aveva gli stessi vestiti, lo stesso cappello e la stessa maschera sul viso. Ma era una ragazza.

Arlecchino, confuso e disorientato, la ricoprì di domande: le chiese chi fosse, quanti anni aveva, cosa voleva e perché era vestita come lui. Scoprì che la maschera si chiamava Arlecchina, che aveva la sua stessa età e che voleva capire chi era lui e perché accidenti fosse vestito uguale a lei. 

Arlecchino, permaloso com’era, si irritò e le rispose per le rime, così tra i due scoppiò un acceso litigio. Entrambi pretendevano di essere gli unici vestiti a quel modo.

Ma dopo un po’ ritrovarono la calma, capirono che avevano molto più del vestito in comune: potevano addirittura essere gemelli separati alla nascita. Così decisero che insieme potevano fare agli amici degli scherzi divertentissimi. Andarono così alla grande festa di Carnevale di Venezia, dove c’erano tutti i loro amici, e si scambiarono i ruoli, prendendo in giro tutti quanti. Fu una giornata divertentissima e da quel momento Arlecchino e Arlecchina non si sono più separati.

Quel giorno avevano imparato che ci sono molti più motivi per andare d’accordo, che per litigare, e che essere diversi o essere uguali non è cosa che conta: quello che conta è stare bene insieme.

(scritto da Nicola S. classe 1)